L’ultima raffica di Rosy e Sergio

Miss e Mister Niet del Pd hanno storie diverse, ma uguale approdo: sul Cav., e si sa; su Letta nipote, e si capisce; sul Pd, e s’intende; su Epifani, però, un po’ sorprende. No, giammai, siamo ko – si stava meglio, signora mia, quando si stava peggio. Rosy Bindi e Sergio Cofferati, con singolare accanimento, si sono dedicati nelle ultime settimane a ostacolare tanto il governo (guidato dal vicesegretario del loro partito), tanto il partito stesso – sia nella declinante versione bersaniana, sia nella nuova versione epifaniana. Con qualche distinguo in più la Bindi, con più granitica convinzione Cofferati.
5 AGO 20
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Miss e Mister Niet del Pd hanno storie diverse, ma uguale approdo: sul Cav., e si sa; su Letta nipote, e si capisce; sul Pd, e s’intende; su Epifani, però, un po’ sorprende. No, giammai, siamo ko – si stava meglio, signora mia, quando si stava peggio. Rosy Bindi e Sergio Cofferati, con singolare accanimento, si sono dedicati nelle ultime settimane a ostacolare tanto il governo (guidato dal vicesegretario del loro partito), tanto il partito stesso – sia nella declinante versione bersaniana, sia nella nuova versione epifaniana. Con qualche distinguo in più la Bindi (che del resto la storia di questo Pd ha condiviso per lunghissimi anni, pur adesso prendendo il largo e la misura, “vorrei vi ricordaste che io mi sono dimessa un po’ prima di Bersani”), con più granitica convinzione Cofferati. Ammonimenti, dannazioni, avvertimenti: mai un momento, in una fase tanto drammatica, di vera empatia con il partito di cui pure sono eletti di primaria importanza. L’ex presidente piddina ha salutato Epifani, “solo un traghettatore”, con vibranti richiami alla “nostra alternatività”, e Letta con la prospettiva di una legge elettorale da fare in 18 settimane, altro che 18 mesi, e comunque risulta il suo governo più che altro “un gravissimo errore politico”. E pubblica tirata d’orecchie al vice di Letta, Alfano, si concede, e curiosi posizionamenti politici formula: “Chiederò a Epifani anche di sostenere il governo ma senza identificare il Pd con il governo” – si manderanno in giro Fassina e Franceschini mascherati come gli invitati alla festa di “Eyes Wide Shut”? Insomma: vorrei, ma spesso non posso.
Cofferati, meno vincolato alla vita di partito, si è lasciato andare un po’ di più. “Una sorta di evaporazione” per il Pd, “non si sceglie così un segretario”, nemmeno se è il suo successore alla Cgil, “dipendenza” del partito dagli argomenti decisi dai berlusconiani. E’ stata una sorta di “ultima raffica” resistente, quella di Cofferati nelle settimane passate: dalla convinzione che invece di Napolitano si dovesse votare per Rodotà o Zagrebelsky, all’annuncio che casomai, fosse stato un eletto al Parlamento nazionale anziché a quello europeo, non avrebbe votato la fiducia a Letta, “questo governo è l’ultimo errore di una lunga catena”. E valanga di interviste dai titoli allarmanti: “No al governo Pd-Pdl: esploderemmo”, “Cofferati: sinistra afasica”, “Il Pd ha tradito i suoi elettori”. Non è un caso, forse, che negli ultimi dieci anni Cofferati e la Bindi siano stati, perennemente, due alfieri del rumoroso monito continuo: dai giorni gloriosi dell’articolo 18 del Cinese alla determinata reazione della Bindi alla “rottamazione” renziana che ha fatto fuori personaggi del calibro di D’Alema e Veltroni. Con simile equipaggio, chissà quanto potrà galleggiare la già instabile barca di Guglielmo il Traghettatore.